Intervento Luigi De Magistris: Le ragioni e i testimoni per comprendere la storia recente dell'Italia
In questo intervento, De Magistris ripete un racconto di fatti accaduti e di reati commessi (facendo i nomi). Come allora (2007), anche oggi non accadrà niente di quello che sarebbe dovuto accadere se i magistrati avessero rispettato la legge: iscrivere quei nomi nel registro degli indagati, effettuare le indagini e poi valutare se erano meritevoli di rinvio a giudizio. Non è una certezza di responsabilità penale ma è l’unica strada per togliere ogni dubbio a vantaggio della giustizia ed evitare uno dei tanti vulnus alla credibilità del sistema giudiziario Italiano. All’epoca, solo pochissimi giornalisti fecero il loro mestiere: raccontare i fatti. E solo due o tre avvocati si presero cura di difenderli, tra questi avvocati (con distacco per numero di procedimenti e processi), Leonardo Pinto. Devo doverosamente citare anche Vincenzo Montagna, Alessandro Sisto e Franco Iuele. Se si misurano i “risultati” ottenuti, in termini di punizione delle evidenti responsabilità dei querelanti (un loro collega, denunciò 153 articoli perdendo sempre e per tutte le doglianze nei processi a Matera, Potenza, Salerno, Cosenza, Catanzaro, Roma e forse mancano anche altre sedi di processi nelle varie fasi), bisogna dire zero: nessuno ha pagato per le querele temerarie, perché erano tutte temerarie! Se invece si considera che i giornalisti ne sono usciti indenni, il risultato è enorme ed i sacrifici di tutti sono stati utilissimi. Si è dimostrato che non ci sono poteri forti, magistrati infedeli, avvocati pavidi, politici infingardi, che possono disporre di poteri assoluti. Una lezione, tra altre, che ho imparato dall’Avv. Pinto, secondo me è utile per tutti e per ciascuno nella propria quotidianità, si riassume in questa frase: “nessuno può commettere una violazione della legge se non glielo permettiamo”. È tutto qui!
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